Con la presentazione dell’Industrial Accelerator Act (IAA), la Commissione Europea ha lanciato un messaggio inequivocabile: il modello industriale fondato su una globalizzazione senza regole è giunto al termine. La nuova direzione è altrettanto chiara: riportare produzione, valore e occupazione all’interno dei confini europei.

Il principio alla base di questa svolta è tanto semplice quanto rivoluzionario. A partire dal 2029, fino al 70% dei componenti delle automobili dovrà essere prodotto in Europa. Non si tratta di una semplice raccomandazione, ma di un requisito concreto per accedere agli incentivi pubblici, in particolare a quelli legati alla transizione verso la mobilità elettrica.

Si tratta di un cambiamento che rappresenta prima di tutto una svolta culturale, ancora prima che industriale. Per anni l’Europa ha sostenuto il libero scambio come valore imprescindibile, mentre Stati Uniti e Cina sviluppavano politiche sempre più protezionistiche, mirate a rafforzare le rispettive industrie nazionali.

Oggi Bruxelles compie una scelta analoga: produrre dove si vende, rafforzare la filiera interna e tutelare l’occupazione.

I numeri spiegano chiaramente le ragioni di questa scelta.

Negli ultimi vent’anni, il peso della manifattura europea è diminuito in modo significativo, passando dal 17,4% del PIL nel 2000 al 14,3% nel 2024. Nello stesso arco temporale, la redditività dei fornitori del settore automotive è calata sensibilmente, mentre nel solo biennio 2024-2025 sono stati annunciati oltre 100.000 licenziamenti.

Le previsioni indicano che, senza interventi concreti, fino a 600.000 posti di lavoro potrebbero essere a rischio nel prossimo decennio.

Si tratta di un settore tutt’altro che marginale, ma profondamente strategico: rappresenta circa il 7% del PIL europeo, coinvolge tra i 13 e i 14 milioni di occupati e contribuisce per il 15% alla produzione industriale complessiva. Numeri che dimostrano come l’automotive non sia solo un comparto economico, ma uno dei pilastri fondamentali dell’intero sistema produttivo europeo.

In questo scenario si inserisce la nuova strategia della Commissione Europea.

Gli incentivi pubblici, in particolare quelli destinati alle auto elettriche, saranno concessi esclusivamente ai veicoli assemblati in Europa e con una quota rilevante di componenti prodotti all’interno dell’Unione.

Una misura che, almeno nelle intenzioni, punta a riequilibrare la competizione globale, soprattutto alla luce della crescente pressione esercitata dai produttori cinesi.

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