{"id":1743,"date":"2010-04-27T17:28:16","date_gmt":"2010-04-27T15:28:16","guid":{"rendered":"https:\/\/ilcarrozziere.it\/blog\/?p=1743"},"modified":"2024-07-01T15:30:50","modified_gmt":"2024-07-01T13:30:50","slug":"i-magnifici-5-affari-finanza-repubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilcarrozziere.it\/blog\/2010\/04\/i-magnifici-5-affari-finanza-repubblica\/","title":{"rendered":"I MAGNIFICI 5 (Affari &#038; Finanza Repubblica)"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/ilcarrozziere.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/affariefinanza.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"lazyload alignnone size-full wp-image-1745\" title=\"affariefinanza\" alt=\"\" src=\"https:\/\/ilcarrozziere.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/affariefinanza.jpg\" data-orig-src=\"https:\/\/ilcarrozziere.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/affariefinanza.jpg\" width=\"432\" height=\"140\" srcset=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D%27http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg%27%20width%3D%27432%27%20height%3D%27140%27%20viewBox%3D%270%200%20432%20140%27%3E%3Crect%20width%3D%27432%27%20height%3D%27140%27%20fill-opacity%3D%220%22%2F%3E%3C%2Fsvg%3E\" data-srcset=\"https:\/\/ilcarrozziere.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/affariefinanza-300x97.jpg 300w, https:\/\/ilcarrozziere.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/affariefinanza.jpg 432w\" data-sizes=\"auto\" data-orig-sizes=\"(max-width: 432px) 100vw, 432px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Concentrazioni, i magnifici cinque gruppi.<\/strong><\/p>\n<p>La concentrazione \u00e8 alta, ed \u00e8 anche cresciuta negli ultimi anni. I primi cinque gruppi assicurativi italiani hanno infatti una quota esorbitante del mercato. Nel ramo danni si arriva al 69,4 per cento, in quello vita dove si sente di pi\u00f9 la presenza delle banche con la bancassurance, al 61,7. Quote comunque molto elevate, che indicano che c\u2019\u00e8 poco spazio per tutti gli altri gruppi, una trentina circa, che devono spartirsi il 30 per cento del mercato vita e il 38 di quello vita.<br \/>\nIn pi\u00f9, i primi cinque gruppi sono quasi del tutto coincidenti sia nel ramo danni che in quello vita. Nel 2008 i primi cinque agglomerati assicurativi nel danni erano, nell\u2019ordine dal primo all\u2019ultimo: Generali, FonSai, Allianz, Ugf (Unipol Gruppo Finanziario), Reale Mutua. Nel segmento vita la classifica, sempre nel 2008, era la seguente: al primo posto c\u2019\u00e8 sempre Generali, al secondo Poste Vita, al terzo Allianz, al quarto FonSai e al quinto Ugf.<br \/>\nDei quattro gruppi assicurativi presenti nell\u2019uno e nell\u2019altro caso, tre (Generali, FonSai e Ugf) sono italiani, mentre il quarto (Allianz) \u00e8 tedesco ed \u00e8 anche la maggiore compagnia europea. Mentre dei tre italiani, soltanto Generali ha anche una proiezione internazionale, mentre Ugf e FonSai sono di fatto presenti soltanto in Italia. Inoltre, Ugf \u00e8 controllata dal mondo cooperativo (Lega coop).<br \/>\nLa tendenza alla concentrazione, come si diceva, \u00e8 proseguita nell\u2019ultimo decennio. Secondo i dati elaborati dall\u2019Ania, nel 2002 i primi cinque gruppi controllavano il 66 per cento del mercato danni e il 58 di quello vita. Come si vede, l\u2019aumento della concentrazione \u00e8 di circa 3,5 punti nel danni e di 3,7 nel vita.<br \/>\nBisogna vedere se questo livello di concentrazione \u00e8 un bene o un male. Dal punto di vista della concorrenza, l\u2019attuale assetto non pu\u00f2 che essere definito oligopolistico: pochi grandi gruppi si spartiscono di fatto il mercato, lasciando a tutti gli altri una quota secondaria. Di certo, l\u2019attuale assetto non \u00e8 perfettamente concorrenziale. Quando i big player sono in grado di orientare e influenzare il mercato, per gli altri diventa difficile inserirsi. Del resto, meno sono i big player pi\u00f9 facile per loro mettersi d\u2019accordo a tavolino su alcuni punti fermi. Clamoroso fu il caso, alla fine degli anni Novanta, delle multa da ben 700 miliardi di lire (350 milioni di euro circa) comminata dall\u2019Antitrust ai primi gruppi assicurativi, colpevoli di essersi passati delle informazioni sulle tariffe attraverso una societ\u00e0 esterna dei cui servizi tutti si servivano.<br \/>\nVa per\u00f2 detto che, dopo quel clamoroso intervento (a lungo, ma vanamente, contrastato dalla compagnie coinvolte) l\u2019Antitrust non ha pi\u00f9 riscontrato in Italia la fattispecie delle &#8220;intese restrittive della concorrenza&#8221;.<br \/>\nGli Antitrust, sia italiano che europeo, sono intervenuti in varie occasioni fusioni tra societ\u00e0 obbligando la compagnia che guidava la concentrazione a cedere rami d\u2019azienda per evitare un eccesso di concentrazione o di limitazione della concorrenza.<br \/>\n\u00c8 interessante notare che l\u2019Antitrust europea interviene quando anche nel caso di fusioni che avvengano nel solo nostro paese almeno una delle due compagnie sia presente in maniera massiccia in altri paesi dell\u2019Unione. \u00c8 stato questo, ad esempio, il caso della fusione tra Generali da una parte e InaAssitalia negli anni Novanta. \u00c8 vero che la fusione riguardava imprese presenti sul solo suolo italiano, ma una di queste due Generali aveva una posizione forte anche in altri paesi europei.<br \/>\nN\u00e9 il governo n\u00e9 l\u2019Antitrust sono per\u00f2 mai intervenuti direttamente sul livello di concentrazione che esiste. Questo \u00e8 infatti considerato un dato di fatto, ed \u00e8 anche vero che le cose andrebbero viste in uno scacchiere pi\u00f9 ampio di quello italiano, dunque a livello europeo. Ma se non c\u2019\u00e8 stato alcun intervento diretto per favorire eventuali &#8220;deconcentrazioni&#8221; nel mercato (un intervento difficile persino da ipotizzare), l\u2019ultimo governo Prodi \u00e8 intervenuto massicciamente (con le &#8220;lenzuolate&#8221; dell\u2019ex ministro delle Attivit\u00e0 produttive, Bersani) per favorire una maggiore concorrenza nel mercato.<br \/>\nL\u2019elenco delle misure \u00e8 lunghissimo ma quelle che hanno inciso di pi\u00f9 sono stanzialmente tre: 1) la libert\u00e0 lasciata agli agenti di vendere anche prodotti di altre compagnie (fine del monomandato), l\u2019applicazione anche ai familiari dei coefficienti pi\u00f9 favorevoli nel ramo Rc auto al capofamiglia, la fine dei contratti poliennali.<br \/>\nDifficile dire se queste misure abbiamo agito in modo da agevolare una maggiore concorrenza, favorendo quindi le imprese meno grandi o quelle straniere in cerca di un ingresso nel mercato italiano. Tuttavia \u00e8 innegabile che le tariffe Rc auto abbiano avuto una diminuzione: tra il 2007 e il 2009 la contrazione della raccolta premi auto \u00e8 stata complessivamente dell\u20198 per cento. In generale, fra gli addetti ai lavori prevale l\u2019idea che l\u2019effetto delle liberalizzazioni di Bersani ci sia stato, anche se al momento non \u00e8 dato di sapere quanto abbia rivitalizzato la concorrenza in un mercato che \u00e8 stato caratterizzato anche da una crescita dei sinistri.<br \/>\n<strong>Fonte Affari e Finanza Repubblica.it<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Concentrazioni, i magnifici cinque gruppi. La concentrazione \u00e8 alta, ed \u00e8 anche cresciuta negli ultimi anni. I primi cinque gruppi assicurativi italiani hanno infatti una quota esorbitante del mercato. 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