Grandinate, tempi di attesa, automobilisti poco informati e clienti fedeli più alla compagnia che alla carrozzeria. Il sistema della canalizzazione presenta diverse contraddizioni. Ma per i carrozzieri indipendenti potrebbe esserci una nuova opportunità.
La canalizzazione dei sinistri verso le carrozzerie fiduciarie delle compagnie assicurative funziona soprattutto quando il lavoro scarseggia. Quando i sinistri diminuiscono e le carrozzerie hanno bisogno di riempire le proprie agende, ricevere riparazioni attraverso una rete assicurativa può sembrare un vantaggio competitivo.
Ma cosa succede quando il mercato cambia e le carrozzerie fiduciarie sono già piene?
Pensiamo alle numerose grandinate estive che, in poche ore, possono provocare migliaia di danni alle automobili, saturando per settimane o addirittura mesi la capacità produttiva delle carrozzerie convenzionate.
In queste situazioni emerge una prima contraddizione del sistema.
L’automobilista che ha subito un danno da responsabilità civile non è necessariamente disposto ad attendere mesi per riparare la propria vettura presso la carrozzeria indicata dall’assicurazione. Ha bisogno dell’auto e, soprattutto, ha il diritto di scegliere liberamente il proprio riparatore.
E allora la canalizzazione perde parte della sua efficacia.
Il vero problema? Gli automobilisti spesso non conoscono i propri diritti
Molti automobilisti continuano a credere che, dopo un incidente, debbano necessariamente rivolgersi alla carrozzeria indicata dalla compagnia assicurativa.
Non è così.
Nel risarcimento dei danni da responsabilità civile, la scelta del riparatore spetta al danneggiato. Eppure, non mancano situazioni nelle quali questa libertà viene scoraggiata attraverso comunicazioni insistenti, prospettando difficoltà nella liquidazione, ritardi o possibili conseguenze economiche.
Occorre naturalmente distinguere il risarcimento RCA dalle garanzie contrattuali, come quelle per i danni da grandine, nelle quali possono essere previste specifiche condizioni di polizza.
Ma il punto resta: quanti automobilisti conoscono davvero la differenza?
E quanti scelgono una carrozzeria fiduciaria perché lo desiderano, anziché perché convinti di non avere alternative?
Il cliente “bandiera”: oggi è tuo, domani del tuo concorrente
C’è poi un altro aspetto che merita una riflessione, soprattutto da parte delle carrozzerie fiduciarie.
È quello che potremmo definire il cliente bandiera.
È l’automobilista che segue le indicazioni della propria compagnia assicurativa. Se è assicurato con la compagnia A, si reca nella carrozzeria fiduciaria A. Se l’anno successivo cambia assicurazione e passa alla compagnia B, probabilmente si rivolgerà alla carrozzeria fiduciaria B.
Ma allora di chi è realmente quel cliente? Della carrozzeria o della compagnia assicurativa?
Il carrozziere fiduciario può essere convinto di aver acquisito un nuovo cliente, ma spesso ha semplicemente ricevuto una riparazione.
Sono due cose profondamente diverse.
Perché un cliente conquistato attraverso la qualità del lavoro, il rapporto personale, la fiducia e il servizio tende a ricordarsi di chi gli ha riparato l’automobile.
Un cliente arrivato esclusivamente perché indirizzato dalla compagnia potrebbe invece seguire un’altra bandiera alla prima occasione.
E così la carrozzeria rischia di lavorare per costruire una relazione commerciale che, nei fatti, rimane nelle mani di qualcun altro.
E le carrozzerie indipendenti?
La domanda diventa inevitabile.
Esiste un modo per contrastare la canalizzazione senza sottostare alle condizioni delle compagnie assicurative?
È possibile recuperare il rapporto diretto con l’automobilista, intercettare i sinistri e riportare il lavoro nelle carrozzerie indipendenti?
La risposta potrebbe essere sì.
E non parliamo soltanto di teoria.
Ne abbiamo discusso con i protagonisti di MioCarrozziere, che ci hanno raccontato di aver individuato un sistema per favorire il ritorno dei sinistri nelle carrozzerie della propria rete, valorizzando il rapporto diretto con l’automobilista.
Un’esperienza che merita di essere approfondita, perché potrebbe aprire prospettive interessanti per chi vuole continuare a lavorare in maniera indipendente.
Naturalmente sarà importante comprenderne il funzionamento, i risultati e le possibilità di applicazione.
Ma una cosa è certa: la canalizzazione non è l’unico modello possibile per acquisire lavoro.
La partita non è chiusa. Anzi, potrebbe essere appena cominciata.
Per troppo tempo una parte del settore ha considerato la canalizzazione come un fenomeno inevitabile, al quale adeguarsi per garantirsi un flusso di riparazioni.
Ma il mercato cambia, gli automobilisti cambiano e anche le strategie delle carrozzerie possono cambiare.
La vera sfida non è soltanto ottenere un sinistro in più.
È tornare a essere il punto di riferimento dell’automobilista, senza lasciare che siano altri a decidere dove debba essere riparata la sua auto.
E proprio su questo fronte potrebbero arrivare novità interessanti.
Restate connessi. Ne vedremo delle belle.


Grazie, seguiamo con interesse
Spett.le Redazione de *Il Carrozziere*,
ho letto con grande interesse il vostro articolo del 28 ottobre 2026, “La canalizzazione funziona soprattutto quando i sinistri diminuiscono. Ma quando le carrozzerie sono piene?”.
Condivido la riflessione sul rapporto tra carrozzerie, compagnie assicurative e automobilisti. A mio avviso, il problema non riguarda soltanto la gestione dei sinistri, ma anche l’autonomia commerciale delle imprese artigiane e la possibilità di costruire un rapporto diretto e duraturo con i propri clienti.
Sono Antonio Cristallo, operatore del settore con esperienza nella carrozzeria, nella meccanica e nella meccatronica, oltre che nella gestione tecnica e amministrativa dell’attività.
Partendo dall’esperienza maturata sul campo, sto valutando la possibilità di promuovere un **Network Nazionale dei Carrozzieri Indipendenti**, fondato su un principio preciso: creare una rete capace di mettere direttamente in contatto automobilisti e carrozzerie, senza dipendere da sistemi di canalizzazione controllati dagli interessi delle compagnie assicurative.
L’obiettivo sarebbe sviluppare una struttura nazionale con una governance rappresentativa dei carrozzieri, criteri di adesione trasparenti e servizi facoltativi, senza commissioni sul singolo sinistro e senza imporre certificazioni private aggiuntive non necessarie o non giustificate.
Non si tratterebbe di contrapporsi alle compagnie assicurative, ma di offrire al settore una possibilità concreta in più: acquisire lavoro attraverso la propria professionalità, valorizzare il rapporto con l’automobilista e preservare l’indipendenza imprenditoriale.
Credo che un progetto di questo tipo meriti un confronto aperto con le carrozzerie indipendenti e con le realtà che da tempo si occupano delle problematiche del settore.
Vorrei pertanto sapere se la vostra redazione ritenga interessante approfondire questa proposta e valutare un confronto editoriale sul tema, anche attraverso il coinvolgimento di operatori e associazioni di categoria.
Sono convinto che, prima di costruire l’ennesima rete commerciale, sia necessario capire se esiste la volontà di realizzare uno strumento realmente condiviso dai carrozzieri e orientato ai loro interessi.
Resto a disposizione per un eventuale confronto e vi ringrazio per l’attenzione.
Cordiali saluti,
**Antonio Cristallo**
Promotore dell’idea di Network Nazionale dei Carrozzieri Indipendenti
Buongiorno, a parte le cosiddette garanzie dirette per le quali comunque resta il dubbio giuridico dell’applicabilità della specificità delle carrozzerie convenzionate, in RCA io la situazione la leggerei in modo diverso. In regime Card doppia firma la compagnia A gestisce e paga un sinistro per conto di un’altra compagnia B che è quella realmente responsabile: si tratta di una convenzione. in questo caso la compagnia A non può applicare le condizioni eventualmente previste in polizza per il suo cliente diretto in quanto la reale responsabile è la compagnia B con la quale il cliente diretto non ha nulla a che fare soprattutto appunto in termini di carrozzeria convenzionate.
In ogni caso mi pare che la giurisprudenza con alcune sentenze anche recenti abbia già reso noto in modo palese ed esaustivo che tali clausole non siano legittime.
Grazie